Vai al contenuto

In questo tempo di corona virus ho colto con piacere l'invito di una Scuola Primaria di Rimini a raccontare, sinteticamente, la favola de Il Viaggio di una Nuvola.

Una versione semplificata e solo parzialmente fedele all'originale, ma comunque un'esperienza che mi ha regalato emozioni intense, come sempre mi capita quando interagisco con bambini, sia pure a distanza.

Ne condivido una parte, la lettura del primo capitolo, quando Cirrina scopre il significato di "mamma" e decide di voler capire chi o che cosa è la sua.

Colgo l'occasione per ringraziare i miei piccoli ascoltatori dell'interesse che mi hanno dimostrato! Torna alla Home

Come fanno i porcospini a riscaldarsi quando fa molto freddo?

Se si avvicinano troppo si pungono a vicenda, se restano lontani muoiono di freddo.

Dunque?

Ecco rievocato in un minuto il famoso esempio dei porcospini, formulato da A. Shopenhauer nel 1851, e citato da S. Freud in una delle note al suo studio psicologico sulle masse del 1921.

La natura ha sempre delle soluzioni geniali, a cui dovremmo più spesso dedicare le nostre attenzioni. Torna alla Home

Questo titolo, in tempo di corona virus, può risultare provocatorio ad alcuni, ma al contrario vuole proiettare questo momento storico-sociale verso una grande opportunità.

Avverto infatti l'esigenza di e riflettere sulle priorità educative e ri-pensare metodologie innovative.

Di certo la didattica è fondamentale, ma il grande vuoto educativo è sicuramente riferito alla capacità di condividere emozioni, idee, proposte.

Ecco dunque l'obiettivo di questo video: offrire spunti interessanti agli insegnanti che vogliono uscire fuori dalla loro zona di confort.

in questo periodo, infatti, la scelta dei compiti è diventato un "compito" difficile e importante.

Il problema principale, secondo me, sta nel seguire schemi tradizionali in un contesto del tutto insolito.

Allora ben vengano le idee innovative, come quella del video che vi proponiamo, in cui si chiede ai bambini e ai ragazzi, ma anche ai genitori se vogliono, di creare veri e propri videomessaggi, in cui riflettono in maniera creativa su argomenti di interesse collettivo.

Molto interessante, quanto meno come spunto. Torna alla Home

Il 6 gennaio 2017, esattamente tre anni fa, pubblicai online il mio primo libro. Decisi di farlo per gioco, per la soddisfazione di poterlo vendere più che per venderlo davvero. 

I primi libri sono andati via tra amici e parenti. Tra questi un caro amico, insegnate di scuola elementare, che ne rimase colpito e decise di proporlo alla sua scuola come testo di lettura. Gli altri insegnanti lo lessero e accettarono. Fu quella la mia prima conquista: il libro era stato apprezzato da persone che non conoscevo e non mi conoscevano. Il progetto di lettura fu un successo, tanto che l’anno dopo altre scuole mi contattarono attraverso il solo passaparola.

Da quel momento ho cominciato a ragionare in modo diverso, valorizzando la mia produzione artistica: ho innovato il progetto di lettura inserendovi tematiche educative e strumenti tecnologici, puntando sulla valorizzazione dell’empatia, argomento per me molto importante e allo stesso tempo poco presente nelle scuole.

Così mi ritrovo oggi al terzo anno di vita del progetto di lettura (che ora si chiama “Progetto di Lettura Interattivo”). Sono presente come autore in sette biblioteche comunali e ho venduto più di mille libri. Non male per uno scrittore indipendente! Torna alla Home

Vi svelo un segreto: nessuno ha l'opportunità della sua vita servita sul vassoio! Dobbiamo crearla noi e andarcela a cercare... ma prima ancora dobbiamo capire cosa vogliamo veramente. Ed è quella la parte più difficile.

Sapete perché? Non ci conosciamo abbastanza!

Per capire chi siamo abbiamo bisogno degli altri, delle loro reazioni, dei loro pareri sinceri e profondi. Una vera rarità al giorno d'oggi!

La nostra esigenza più grande, prima ancora di realizzarci, è la capacità di vivere relazioni umane sane e costruttive, in cui riusciamo a mettere in gioco le nostre emozioni.

In generale avverto una forte sofferenza interiore nell'atto di mostrarsi per apparire, come se non si riuscissimo più a tollerare, nei confronti di noi stessi, questi tipi atteggiamenti. Per fortuna direi….

La ricerca di emozioni autentiche si fa sempre più intensa, perché ci trasportano verso un senso di benessere profondo, che è ciò di cui abbiamo veramente bisogno.

vivere le relazioni, condividere le emozioni sono atti che ci fanno sentire "presenti", cioè vivi qui e ora

I social media sono un'ottima valvola di sfogo al nostro stress quotidiano, non li critico in assoluto, ma essi non si sostituiscono alle persone. Sono le facce vere a raccontare i nostri sentimenti, altro che faccine!

Un consiglio a tutti i ragazzi che pensano di non avere un'opportunità: iniziate dal costruire delle relazioni umane che vi rendano felici. Il sorriso è la chiave per riuscire ad ottenere la vostra occasione! Torna alla Home

Questo articolo riporta una riflessione personale su come l'utilizzo eccessivo del linguaggio, come espressione di elementi razionali, stia gradualmente indebolendo la sfera emotiva delle relazioni umane. Di conseguenza siamo inconsapevolmente indotti ad inibire la nostra capacità intuitiva, quindi la voglia stessa di realizzare dei sogni.

Tutti gli esseri viventi (umani compresi) basano le loro scelte di sopravvivenza ed evoluzione sull’intelligenza intuitiva. Ma cos’è l’intuizione?

L’intuizione è quel tipo di intelligenza che prende spunto dalle emozioni vissute in determinate esperienze pregresse del nostro passato.

Questo tipo di intelligenza spesso viene chiamato “istinto animale”, anche se in realtà le piante si comportano allo stesso modo. La pianta, infatti, si dirige verso la luce, regola i suoi comportamenti in base alle condizioni climatiche, sviluppa strategie di difesa e di riproduzione. E nessuna di loro è andata a scuola.

Da dove viene dunque quest’intuizione?

Arriva dalla capacità intrinseca che ha ogni essere vivente di ascoltare e assecondare sensazioni ed emozioni, le quali ci suggeriscono risposte e soluzioni comportamentali prima ancora di ragionarci sopra. Una capacità, questa, che anche gli esseri umani conoscono bene, ma a cui tendono di dare sempre minore importanza, da quando hanno avuto una “intuizione” geniale, migliaia di anni fa: il linguaggio.

Che cos’è il linguaggio?

Il linguaggio è una piccola serie di simboli codificati, che intrecciati tra di loro possono dar vita a concetti e idee che non hanno un equivalente nella realtà: si chiama capacità di astrazione, quella che ha dato origine alla  filosofia, alla scienza, alla tecnologia, e ci ha permesso di dominare il pianeta.

Ma a questo punto bisogna farsi una domanda etica: non sarà che ci siamo fatti prendere un po’ troppo la mano?

Non dico questo riferendomi solamente alla scarsa cura che abbiamo del nostro pianeta, ma a pensarci bene, questo nostro dominio sulla natura si è tradotto nella pratica anche in un dominio su noi stessi, o almeno sul nostro pensare più autentico, che ci identifica come esseri vivi: le emozioni. Queste infatti sono relegate ad un ruolo marginale per le nostre scelte strategiche e sempre più stereotipate, spesso associate a faccine e colori per farle riconoscere ai bambini.  Il paradosso è completo!

Ricapitoliamo un attimo:

Il linguaggio ci ha regalato la possibilità di astrarci, il cui limite è dato solamente dalla nostra creatività, che di base è infinita. Il rischio però è quello di perdersi tra i meandri dei nostri ragionamenti e dimenticarsi di quell’intelligenza intuitiva che invece è alla base della nostra presenza in questo mondo come esseri viventi, prima ancora che come esseri pensanti.

In pratica ci stiamo abituando a svalorizzare le emozioni per sopravvalutare il linguaggio, il che si può definire anche come una sorta di rinuncia a inseguire i nostri sogni personali,  in nome di un “benessere” collettivo.

Perché dico questo?

Pensiamoci: non è possibile realizzare un sogno senza inseguire le emozioni, anzi, senza di esse non sarebbe possibile nemmeno averlo, un sogno. Quante persone conosciamo che, se gli chiedessimo che passione ha, risponderebbe che non lo sa? Non lo sa perché non ci ha pensato, si è accontentato di quello che ha, senza scavare dentro di sé. Ha tutto ciò che gli serve, si giustifica, non ha bisogno di avere anche una passione. Pensare in questo modo teoricamente potrebbe anche andare bene (io non sarei assolutamente d’accordo!) ma nella pratica c’è da farsi questa domanda: stiamo vivendo così bene? Tanto che non vale nemmeno la pena di avere dei sogni?

Certo è che grazie al linguaggio siamo riusciti a costruire una società incredibile!

Con dei difetti, ma anche con tanti lati positivi. Non voglio demonizzare il pensiero razionale, che di base è di grande importanza e bellezza. Ciò nonostante è importane dare ad esso il suo giusto valore. Non si può creare, infatti,  una convivenza armonica senza considerare l’importanza delle emozioni, per quanto ben organizzata possa essere una società. La società, infatti, per essere armonica e condivisa, ha bisogno di dare senso e significato alle emozioni dei singoli individui, affinché ognuno sia libero di esprimersi appieno, di realizzare i propri sogni.

Una pianta o un animale di sogni non ne ha, quantomeno non di quelli ad occhi aperti. Il motivo è chiaro: non hanno capacità di astrazione, quindi non hanno “voglia” di diventare cantanti o supereroi. Noi si, ma solo in pochi realizzano i loro sogni.

Come mai?

Per un semplice motivo: solo in pochi ci credono davvero e agiscono in funzione di esso, facendo tutto ciò che serve per realizzarlo. Se le scimmie sapessero sognare ad occhi aperti, ad esempio, sono certo che farebbero di tutto per realizzarsi. Ma non sono capaci, a loro bastano le banane. A noi non bastano le banane, eppure non riusciamo ad essere ciò che vorremmo essere.

La causa?

È molto semplice: razionalmente troviamo mille scuse (siamo molto creativi in questo) per non fare tutto ciò che serve per essere davvero chi vorremmo essere. Ricordiamoci che senza lottare, senza sbagliare, senza fare sacrifici, i sogni non arrivano. Molti invece fanno prima: danno semplicemente per scontato che non è possibile. ”È solo una favola per bambini, ma la vita è un’altra cosa”. Avete mai sentito questa frase? Spero che non l’abbiate mai detta!

Questo è secondo me il problema più grave che deve affrontare il genere umano: ancora prima che salvare il pianeta, deve fare qualcosa per salvare se stesso!

Deve tornare a ragionare sulle emozioni e condividerle con gli altri. Si chiama empatia, in Norvegia si studia a scuola, giustamente, non perché qualcuno deve insegnarla a qualcun altro, ma per garantire uno “spazio di tempo” in cui è possibile applicarla per farne esperienza.

Purtroppo, vivendo sempre in competizione tra di noi, ci sentiamo “autorizzati” a non ascoltare empaticamente le esigenze degli altri. Questa cosa deve finire! E dipende solo da noi:

“Non permettere a nessuno di dominare le tue emozioni! Lotta per esse, battiti per esse! Poiché se rinunci a farlo, hai già scelto di non sentirti vivo!”

Questo atteggiamento, secondo me, da solo, può davvero cambiare il mondo. Torna alla Home

Il mondo ha bisogno di essere cambiato. Tanti giovani si stanno attivando, eppure vengono criticati da molti di incoerenza.

In questi giorni ho letto molti commenti e critiche in riferimento alla mobilitazione dei ragazzi di tutto il mondo a favore del clima.

In linea di massima la contraddizione di fondo è questa: possono dei giovani andare a manifestare per il clima con bottiglie di plastica, zaini e scarpe prodotti dall'altra parte del mondo, casomai mangiando una crépe con la nutella per concludere in bellezza la bella giornata di festa?

La risposta è no! La consapevolezza che si vede nei ragazzi non è all'altezza dei loro ideali.

Ma allo stesso tempo tutto questo è molto bello e positivo: le piazze tornano a colorarsi di voci e presenze, girano idee, consigli, soluzioni, che viaggiano, questo si, a una velocità mai vista prima, grazie agli strumenti tecnologici che padroneggiano.

Allora perché non credere in questi ragazzi?

D'altronde quando io protestavo contro il sistema neoliberista e bancario c'erano alcune differenze sostanziali:

Primo fra tutti le istituzioni ci bastonavano, mentre ora si schierano al fianco dei manifestanti, quasi come a parteciparvi, dimenticando di essere tra i responsabili.

Inoltre, mentre noi avevamo un nemico preciso - l'elite economica - la battaglia per l'ambiente ha per nemici noi stessi, quindi è ovvio che scendere in piazza non basta.

Ciò nonstante io ho fiducia nel cambiamento e nei ragazzi. Dal mio punto di vista mi metto a loro disposizione per sostenere le loro scelte, visto che il futuro è loro.

Quando volevo cambiare il mondo in un altro possibile, coloro che avevano le redini del potere mi chiedevano quando mi decidessi a mettere la testa a posto. La storia ha invece dimostrato che avevamo ragione, visto che oramai è stra-noto che la politica la fanno le banche, e votare serve a ben poco.

Per questo motivo il dovere di ogni persona adulta è quello di sostenere, supportare e aiutare i giovani a fare le loro scelte, quali che esse siano.

Ci sono delle contraddizioni? Chi non ne ha avute? Finiamola di demonizzare tutto ciò che non ci rende protagonisti e rimbocchiamoci le maniche facendo quello che ci dicono di fare i nostri figli. Sarà questa dimostrazione di fiducia, la nostra vera rivoluzione!

Quanto vale il tempo? Non c'è un modo per misurarlo.

Un'ora di noia equivale a un'ora di felicità? Non credo!

Il tempo è scandito dal battito delle nostre emozioni. Ieri ad esempio sono andato in montagna a fare una passeggiata, insieme alla mia famiglia. L'aria pura e fresca, il silenzio, la luce intensa, le risate dei miei figli che mi tiravano palle di neve, il sorriso di mia moglie che ci guardava giocare...

Poche ore mi sono bastate per sentire che avevo vissuto intensamente!

Quindi il tempo cos'è?

Il tempo è presenza e va investito sempre in un'ottica di crescita reciproca e condivisione delle emozioni, con gli altri e con il mondo esterno.

Meglio non appropriarsene, in senso possessivo, come qualcosa che a volte si può rischiare di "perdere", se ci viene richiesto. Il rischio vero è quello di volerlo controllare, di credere di sapere quando sia giusto osannarlo e quando invece possiamo sentirci autorizzati di metterlo al rogo".

Non avere tempo per noi stessi e per le persone a noi care, o ancora, non avere il tempo di realizzare i nostri sogni, sono solamente abili scuse per giustificare la nostra rinuncia a voler migliorare.

Ma intanto il tempo, quello misurabile, scorre e passa, e a noi ne resta sempre meno!

Non sprechiamo il nostro tempo! Torna alla Home

Sapete cosa provo nel vedere il mio libro tra i banchi di scuola, nelle mani di giovani lettori? Responsabilità. E tanta soddisfazione ovviamente... ma di più responsabilità, concentrazione, leggerezza d'animo e fiducia in me stesso. 

Essere davvero se stessi è un'operazione rivoluzionaria al giorno d'oggi: presuppone l'arte di sperimentare azioni ed emozioni, per arrivare a conoscersi a fondo. 
Ciò in molti casi - e specialmente all'inizio - si traduce con sbagliare, e la società di oggi non tollera l'errore. Se sbagli sei sempre "fuori" da qualcosa. Ma l'errore più grande è quello di limitare il proprio istinto. 

L'anno scorso il mio libro era ufficialmente entrato nelle scuole come testo di lettura. Quest'anno la soddisfazione si rinnova: altri Istituti Comprensivi hanno scelto "Il Viaggio di una Nuvola" per leggerlo insieme agli alunni. 
Risultati che si sono concretizzati grazie a insegnanti che, senza pregiudizi, sanno apprezzare un racconto per com'è scritto, e non per il nome di chi l'ha scritto!

Questioni non da poco, che hanno a che vedere con gli obiettivi che ci prefissiamo e la nostra determinazione per raggiungerli. Si tratta di credere in noi stessi, attivare la nostra Frequenza e lavorare con equilibrio e perseveranza affinché le cose arrivino da sole.

  Intanto, mentre dalle scuole mi arrivano fotografie di alunni che lavorano con Il Viaggio di una Nuvola,  da Amazon arrivano altri libri, per altre scuole. La Frequenza una volta attivata non si ferma facilmente!

Se qualcuno fosse interessato a conoscere meglio il progetto di lettura può contattarmi attraverso il sito lorenzotoppi.it